Perché non ci sarà Paestum 2014?

3 Ott

di Femminile Plurale 

Ormai un anno fa si svolgeva a Paestum il terzo incontro nazionale del femminismo.

Il primo grande incontro si tenne nel 1977 e fu solo nel 2012 che, su iniziativa di Lea Melandri e di alcune donne della Libreria delle donne di Milano, si ripropose e si diede vita ad un nuovo momento di incontro. Questa iniziativa aveva non l’intento di celebrare l’edizione degli anni Settanta, bensì scommettere sul femminismo di oggi, su tutte quelle forme di pratica politica e di lotta femminista che si sono tramandate, trasformate, mantenute e create nel corso di questi quasi quarant’anni. Per noi di Femminile Plurale, Paestum 2012 fu un’occasione per conoscere di persona donne incontrate solo sui libri o sul web, per incontrarsi e ri-conoscersi, per tessere quelle relazioni indispensabili per far vivere un movimento come quello femminista. Con il secondo incontro di Paestum, nel 2012, si diede il via e, contemporaneamente si ripresero le fila, di quella che è stata definita la “rivoluzione permanente” del femminismo. Si è dato vita a gruppi nuovi, a nuove relazioni e a nuovi conflitti.


L’anno successivo, il 2013, sulla spinta di molte, si è deciso per un nuovo incontro, sempre a Paestum, un momento di discussione ma anche di riflessione sul percorso che fino a quel momento era stato fatto, per tutte quelle donne che vivono pratiche di libertà femminile nella società, nella politica, nei luoghi di lavoro, a livello locale, nazionale o internazionale, per quelle che lo hanno fatto da anni ma anche per chi quel percorso l’aveva cominciato solo qualche tempo prima.
In vista di quel terzo appuntamento venne organizzata una riunione preparatoria per giugno a Bologna. Lì si decise di affidare l’organizzazione dell’incontro alle “giovani”, termine che è stato a lungo (e giustamente) oggetto di discussione, ma che in sintesi intendeva le ventenni o trentenni o quarantenni che non avevano potuto partecipare al primo Paestum, nel 1977 – tra cui anche noi. In gioco c’era il tema dello scambio e dell’ascolto intergenerazionale, la presa di autorità e quindi di parola, il tema della “tradizione” della libertà femminile e del suo futuro. La parola con cui si era scelto di invitare le donne all’incontro di Paestum 2013 era quella di «libertà», che ci sembrava esprimere desideri e attriti comuni in tutti i campi delle nostre vite. Per noi di Femminile Plurale Paestum 2013 è stato un incontro importante, che ci ha viste, con altre, parte attiva dell’organizzazione. Come prevedibile e previsto, anche in occasione di Paestum 2013 non sono mancati fruttuosi momenti di scambio, nuove amicizie, conflitti agiti in presenza e disaccordi successivi alla conclusione dell’incontro.
In questi giorni nei quali ricorre l’anniversario dell’incontro delle donne di Paestum 2013 per noi è maturo il tempo per porci alcuni interrogativi, non rifiutare un bilancio. Il primo elemento che lo compone ci viene suggerito dal fatto che a parte alcune richieste più informative che operative nessuna abbia avvertito l’esigenza di un nuovo incontro pensato per quest’anno. L’ansia e l’urgenza con cui era stato voluto l’incontro di Paestum 2013 sembra essersi completamente dissolta o, forse, risolta. Percepiamo questa situazione non come una vittoria, semmai il contrario. Riteniamo che l’incontro e il confronto tra donne sia non solo utile, ma vitale. Dire l’importanza di un incontro nazionale non significa affermare che le realtà locali morirebbero senza dimensione nazionale. La vitalità del movimento sta nell’azione di ciascuna di noi e delle sue relazioni di vita. E dire l’importanza di un incontro nazionale non significa neppure affermare la necessità di vedersi per dettare linee comuni, per dirsi che saremmo un movimento unito e unico. Dire l’importanza di incontrarsi “tutte” significa comprendere il valore semplicemente del vedersi e conoscersi, del sapere che ci siamo, del metterci in ascolto della differenza che c’è tra noi. Un modo cioè di dare un tempo e uno spazio alla nostra differenza.
Ma dopo Paestum 2013, al di là delle preziose relazioni personali delle singole o di piccoli gruppi, si è bloccata ogni comunicazione a livello sovralocale, nazionale appunto, e da qui si è persa un’ulteriore occasione per vedersi, incontrarsi, parlare, confliggere e divertirsi.

Ma perché è successo questo? Che, come sostiene qualcuna, il patriarcato sia veramente giunto al suo termine e nemmeno noi sentiamo più il bisogno di noi? Eppure la crisi – che oramai, sia detto a margine, è talmente lunga da essere diventata piuttosto un limbo del corpo e della mente, un passaggio in parte già compiuto di cui si attende sia intelleggibile lo stadio di trasformazione verso cui ci ha condotti – ha colpito duramente le donne. Non sprechiamo esempi, ciascuna di noi lo vede ogni giorno. Davvero non sentiamo più il bisogno di noi? O siamo così impegnate nelle nostre lotte che non possiamo incontrarci con altre donne che come noi sono impegnate magari su fronti simili ai nostri? O forse è solo che non ne abbiamo voglia. Ma se così fosse, perché?
Può darsi che siamo così spaventate o annoiate di trovarci in disaccordo da evitare di vederci. Se fosse così allora dovremo ammettere come parole quali relazione, conflitto, politica delle donne, siano tanto belle e lodevoli quanto vuote. Siamo giunte forse nell’epoca del “femminismo atomizzato”. Può essere che siamo così pervase dall’idea che ci siano infiniti modi di essere femminista ed infiniti femminismi, che non valga la pena nemmeno di confrontarci? Ognuna così finisce per badare al suo frammento, senza interrogarlo e metterlo in relazione con le esperienze di altre donne. La crisi – la “trasformazione” – produce isolamento e chiama solidarietà. Eppure non sembra anche a voi che mancare all’appuntamento di Paestum (ma naturalmente potrebbe essere Lampedusa, Cagliari, Abano…) 2014 sia un altro pezzo della “trasformazione” che si rende visibile e che via via che questa si compone indichi anche come, al contrario, abbiamo introiettato l’atteggiamento individualista che la società sessista e consumistica in cui viviamo sollecita in noi?

https://femminileplurale.wordpress.com/2014/10/03/perche-non-ci-sara-paestum-2014/

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5 Risposte to “Perché non ci sarà Paestum 2014?”

  1. leartemidi 5 ottobre 2014 a 10:15 #

    Perchè non si è tenuto Paestum 2014? Ottima domanda. A cui proveremo ora a dare la nostra risposta. Ripartiremmo da una rilettura della lettera di invito a Paestum 2012 (http://paestum2012.wordpress.com/lettera/). In particolare ne riportiamo un brano:

    “Il femminismo che conosciamo ha sempre lavorato perché ciascuna, nello scambio con le altre, si potesse fare un’idea di sé: una autorappresentazione che è la condizione minima per la libertà. … La strada che abbiamo aperta nella ricerca di libertà femminile, con le sue pratiche, può diventare generale: nelle scuole, nelle periferie, nel lavoro, nei luoghi dove si decide, ecc.
    Che la gente si ritrovi e parli di sé nello scambio con altre/i fino a trovare la propria singolarità, è la condizione necessaria per ripensare oggi la democrazia.
    Vorremmo declinare questi pensieri nei nostri contesti, confrontandoci sia sulle pratiche soggetto/collettivo, sia sui modi per dare valore al desiderio di protagonismo delle donne. E quindi ci chiediamo: come evitare che in alcune la consapevolezza basti a sé stessa e si arrenda di fronte all’esigenza di imporre segni di cambiamento e alla fatica del conflitto? E in altre la spinta a contare le allontani dalle pratiche di relazione?”

    Così è nato Paestum 2012. Con la forte volontà di riaffermare soprattutto una pratica politica, prima ancora di qualsiasi contenuto; non è stato un caso se in quell’occasione nessuna è salita in cattedra a proporre una relazione iniziale su cui impostare il dibattito.
    Ripercorriamo ora quanto accaduto a Paestum 2013.
    A partire dall’esigenza sollevata proprio a Paestum 2012 da molte giovani di ragionare su temi più sentiti come il precariato e la vita materiale, nel corso della riunione preparatoria a questo secondo incontro fu proposto che fossero proprio le giovani presenti alla riunione a farsi carico di raccogliere le proposte di temi e laboratori. Ed è proprio quanto poi accadde con l’elaborazione di una lettera di invito a Paestum 2013 che terminava con un elenco (seppure suscettibile di variazioni) di temi di discussione.
    Ma, a differenza di Paestum 2012 che fu aperto da un breve saluto di Lea Melandri che riepilogava i motivi dell’invito, Paestum 2013 è stato aperto da una serie di relazioni lette dalle “rappresentanti” delle diverse realtà delle nuove generazioni che avevano partecipato all’organizzazione. Voluto o no, l’effetto è stato quello dell’affermazione di una “presidenza”. Non a caso c’è stata anche la “plateale” contestazione, e presa del palco, da parte di Femministe Nove (intervento non spontaneo ma preparato; anche qui: relazione letta). E non a caso Paestum 2013 si è concluso con uno scontro palese (e quasi fisico) sulla presentazione o meno di una mozione collettiva sulla legge contro la violenza.
    Di che stiamo parlando dunque? Ma di relazioni, naturalmente. E cioè della necessità di mantenere una pratica di orizzontalità vera, di partecipazione diretta, di sincero rispetto e riconoscimento dell’individualità dell’altra cui, l’esperienza di Paestum 2013 insegna, non è così facile essere coerenti. E’ una strada che è molto facile smarrire: non è un caso se sono trascorsi 36 anni prima che le femministe si rincontrassero a Paestum. La tentazione di qualcuna di sentirsi “più differente” delle altre è sempre in agguato. Così come l’idea di impersonare la mitica “autorità femminile”.
    E’ illuminante il commento di Anna Pacifico all’articolo di Femminile Plurale:

    “… se trasformazione ci deve essere e c’é, potrebbe trattarsi della necessità di doversi parlare fuori dagli schemi tipicamente patriarcali: logiche di gruppo, generazionali e di appartenenza politica. Occorre ritrovarsi in una dimensione più circoscritta, per discutere temi specifici e concreti, non del “femminismo” bensí di una reale pratica politica femminista”.

    Noi riteniamo che sia possibile anche in una dimensione più vasta, perché è innegabile che l’incontro di tante sia uno stimolo straordinario, un eccezionale incubatore di energie.
    Ma certo la gestione politica deve essere diversa.

    • redazionefemminileplurale 12 ottobre 2014 a 11:05 #

      Care Artemidi, il nostro post non voleva essere un’accusa nei confronti di nessuna e non era certo nelle nostre intenzioni di voler attribuire responsabilità, politiche e non.
      Era semplicemente la presa d’atto della mancanza di un incontro nazionale nel 2014, fatto che ha un importante peso politico.
      Inoltre, ci pare che la vostra interpretazione relativa agli interventi di apertura dei due Paestum sia un po’ riduttiva, così come lo sono i risultati del confronto tra i due incontri nazionali. Come per esempio il fatto che alcune delle relazioni iniziali siano state pronunciate avendo in mano dei foglietti sia stato avvertito e dunque interpretato come un preciso atto politico che avrebbe impedito un nuovo incontro nazionale.
      Inoltre dal vostro commento sembra che ci sia una profonda differenza tra Paestum 2012 e Paestum 2013, come se il secondo fosse stato qualitativamente peggiore a fronte di un meraviglioso Paestum 2012.
      Tuttavia, a noi e a molte altre l’edizione 2013 è parsa più plurale di quella 2012, perchè l’organizzazione extra plenaria dei piccoli gruppi ha permesso confronti approfonditi e un ampio spettro di temi, che ci sembra tutto il contrario di una rivendicazione di “presidenza” (presidenza di cosa poi?) o di voler auto nominarsi “rappresentati” (ancora una volta: rappresentati di cosa?).

  2. nonhopauraio 4 ottobre 2014 a 13:01 #

    Mi spiace veder interrotto un dialogo importante e necessario non solo per le femministe, ma per le donne tutte.

  3. Anna Pacifico 3 ottobre 2014 a 16:57 #

    Personalmente, ad ogni appuntamento organizzato nella modalità del “convegno” (sono venuta a Paestum l’anno scorso, anche se solo un giorno) mi sono sempre sentita sola e incapace di intessere relazioni costruttive. Apprendo le perplessità e le faccio mie; se trasformazione ci deve essere e c’é, potrebbe trattarsi della necessità di doversi parlare fuori dagli schemi tipicamente patriarcali: logiche di gruppo, generazionali e di appartenenza politica. Occorre ritrovarsi in una dimensione più circoscritta, per discutere temi specifici e concreti, non del “femminismo” bensí di una reale pratica politica femminista.

  4. ela 3 ottobre 2014 a 11:55 #

    A me e alle mie compagne e’ sembrato davvero una grandissima occasione persa il non incontrarci a Paestum o comunque a livello nazionale!!! E ci auguriamo VIVAMENTE di poter dar seguito a questo desiderio di riincontro di scambio di riflessione anzi dovremmo avere anche più tempo,ci sembra VITALE IRRINUNCIABILE !!
    Possiamo pensare di farlo …… in primavera?

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