La Lettera 2012

PRIMUM VIVERE ANCHE NELLA CRISI: 

LA RIVOLUZIONE NECESSARIA

la sfida femminista nel cuore della politica

Incontro nazionale: Paestum 5,6,7 ottobre 2012

C’è una strada per guardare alla crisi della politica, dell’economia, del lavoro, della democrazia –tutte fondate sull’ordine maschile – con la forza e la consapevolezza del femminismo? Noi ne siamo convinte.
Davanti alla sfida della libertà femminile, la politica ufficiale e quella dei movimenti rispondono cercando di fare posto alle donne, un po’ di posto alle loro condizioni che sono sempre meno libere e meno significative. No. Tante cose sono cambiate ma le istanze radicali del femminismo sono vive e vegete. E sono da rimettere in gioco, soprattutto oggi, di fronte agli effetti di una crisi che sembra non avere una via d’uscita e a una politica sempre più subalterna all’economia.
All’incontro di Paestum aperto al confronto con gruppi, associazioni, anche istituzionali, e singole donne, vorremmo verificare, discutendo e vivendo insieme per tre giorni, se la politica femminile che fa leva sull’esperienza, la parola e le idee, può in un momento di crisi, smarrimento e confusione, restituire alla politica corrente un orientamento sensato.

1. Voglia di esserci e contare

La femminilizzazione dello spazio pubblico – comunque la si interpreti: opportunità, conquista delle donne o rischio di diventare solo “valore aggiunto”, “risorsa salvifica” di un sistema in crisi – ha reso per alcune (molte?) non più rinviabile il desiderio di “contare”, visto come presenza nei luoghi dove si decide, equa rappresentanza nelle istituzioni politiche, amministrative, partiti, sindacati, e nelle imprese.
Noi consideriamo il protagonismo in prima persona di ciascuna donna una molla dinamica importante. Quello che ci interessa è discutere con chi si impegna nei partiti, nelle istituzioni e nel governo delle aziende: che esperienza ne hanno, che cosa vogliono, che cosa riescono a fare e a cambiare. E valutiamo che oggi questo confronto possa avere esiti interessanti per tutte.
Il femminismo d’altra parte, criticato per non avere investito della sua spinta trasformativa le istituzioni della vita pubblica, può avvalersi oggi di una lunga elaborazione di autonomia per ripensare il senso di concetti come “genere”, “democrazia partecipata”, “soggetto politico”, “organizzazione”. Viene dalla pratica dell’autocoscienza, del “partire da sé”, la critica più radicale all’idea di un soggetto politico omogeneo (classe, genere, ecc.), di rappresentanza e di delega. Pensiamo che un collettivo si costruisca solo attraverso la relazione tra singole/i. E oggi vogliamo interrogare la connessione tra questa pratica politica e la modificazione visibile del lavoro, dell’economia, e più in generale del patto sociale.
In questo contesto, anche la scelta di Paestum come luogo dell’incontro non è casuale, ma vuole essere un richiamo alla necessità di articolare soggettività e racconti nei contesti in cui si vive e agisce. Vogliamo così far crescere una rete di rapporti tra donne e gruppi di donne già ricca e intensa. In particolare, sappiamo che alcune caratteristiche del Sud – sia i beni sia i mali – hanno un’invadenza sulla vita e sul pensiero di chi lì abita che non può essere ignorata, né da chi vive in altri luoghi, né soprattutto dalle meridionali stesse.

2. Economia lavoro cura

Molto è il pensiero delle donne sui temi del lavoro e dell’economia a partire dalla loro esperienza. Che ha questo di peculiare: hanno portato allo scoperto e messo in discussione la divisione sessuale del lavoro (quello per il mercato – pagato – e quello informale ed essenziale di cura e relazione – gratuito); in più, sanno che la cura non è riducibile solo al lavoro domestico e di accudimento, ma esprime una responsabilità nelle relazioni umane che riguarda tutti.
A partire da questo punto di vista, e sollecitate anche da una crisi che svela sempre di più l’insensatezza oltre che l’ingiustizia dei discorsi e delle politiche correnti, possiamo delineare una prospettiva inedita: quella di liberare tutto il lavoro di tutte e tutti, ridefinendone priorità, tempi, modi, oggetti, valore/reddito e rimettendo al centro le persone, nella loro vitale, necessaria variabile interdipendenza lungo tutto l’arco dell’esistenza, e avendo a cuore, con il pianeta, le persone che verranno.
Vorremmo articolare questo discorso valutando insieme le recenti esperienze di pratiche politiche e analizzando le contraddizioni che incontriamo (in primo luogo le conseguenze del rapido degrado del mercato del lavoro) in modo da rendere più efficace il nostro agire.

3. Auto–rappresentazione/rappresentanza

Nella strettoia della crisi i cittadini non hanno più libertà politica; la politica è ridotta a niente; decidono tutto l’economia e la finanza. In una situazione dove tutto sembra prescritto a livello economico finanziario, la pratica e il pensiero delle donne hanno una carta in più per trovare nuove strade.
La nostra democrazia è minacciata da pulsioni, spinte estremistiche; le sue istituzioni elettive depotenziate o addirittura esautorate. La rappresentanza è messa in crisi e oggi ne vediamo i limiti.
Perché una persona possa orientarsi, deve avere un’immagine di sé, di quello che desidera e di quello che le capita. Il femminismo che conosciamo ha sempre lavorato perché ciascuna, nello scambio con le altre, si potesse fare un’idea di sé: una autorappresentazione che è la condizione minima per la libertà. Invece la democrazia corrente ha finora sovrapposto la rappresentanza a gruppi sociali visti come un tutto omogeneo.
La strada che abbiamo aperta nella ricerca di libertà femminile, con le sue pratiche, può diventare generale: nelle scuole, nelle periferie, nel lavoro, nei luoghi dove si decide, ecc.
Che la gente si ritrovi e parli di sé nello scambio con altre/i fino a trovare la propria singolarità, è la condizione necessaria per ripensare oggi la democrazia.
Vorremmo declinare questi pensieri nei nostri contesti, confrontandoci sia sulle pratiche soggetto/collettivo, sia sui modi per dare valore al desiderio di protagonismo delle donne. E quindi ci chiediamo: come evitare che in alcune la consapevolezza basti a sé stessa e si arrenda di fronte all’esigenza di imporre segni di cambiamento e alla fatica del conflitto? E in altre la spinta a contare le allontani dalle pratiche di relazione?

4. Corpo sessualità violenza potere

“è già politica” (sottinteso: l’esperienza personale): il femminismo ha incominciato lì il suo percorso. Ha scoperto la politicità del corpo e della sessualità, della maternità, del potere patriarcale in casa, del lavoro domestico. Ha affermato che la violenza maschile contro le donne in tutte le sue forme, invisibili e manifeste, è un fatto politico. Radicale è stato prendere il controllo sul proprio corpo e insieme ribellarsi a un femminile identificato con il corpo: ruolo materno, obbligo procreativo e sessualità al servizio dell’uomo.
Oggi la sfida è più complessa: si esibisce lo scambio sesso/denaro/carriera/potere/successo occultando il nesso sessualità/politica; si esalta il sesso mentre muore il desiderio; si idolatra il corpo ma lo si sottrae alle persone consegnandolo nelle mani degli specialisti e dei business; si erotizza tutto, dal lavoro ai consumi, ma si cancella la necessità e il piacere dei corpi in relazione.
Sintomi estremi di questa fase sono il rancore maschile verso l’autonomia e la forza femminile e il riacutizzarsi della violenza, dell’uso della brutalità.
Ma qualcosa si muove. Non solo i gruppi (Maschile/Plurale) e i singoli uomini che ormai da anni si impegnano nella ricerca di una nuova identità maschile, spesso in relazione con le femministe. Ma anche le moltissime blogger femministe (e blogger “disertori del patriarcato”) che ragionano su desiderio e sessualità e si impegnano contro la cultura sessista e autoritaria.
Soprattutto le relazioni tra donne e uomini sono cambiate. Ma non abbastanza. Sulla scena pubblica questo cambiamento non appare perché il rapporto uomo-donna non viene assunto come questione politica di primo piano. Eppure, solo in questo modo, possono sorgere pratiche politiche radicalmente diverse, produzioni simboliche e proposte per una nuova organizzazione del vivere.

Di tutto questo vogliamo parlare a Paestum.

Le promotrici:
Pinuccia Barbieri, Maria Bellelli, Maria Luisa Boccia, Ornella Bolzani, Paola Bottoni, Maria Grazia Campari, Luisa Cavaliere, Patrizia Celotto, Lia Cigarini, Laura Cima, Silvia Curcio, Mariarosa Cutrufelli, Elettra Deiana, Donatella Franchi, Sabina Izzo, Raffaella Lamberti, Giordana Masotto, Lea Melandri, Jacinthe Michaud, Clelia Mori, Letizia Paolozzi, Gabriella Paolucci, Antonella Picchio, Biancamaria Pomeranzi, Carla Quaglino, Floriana Raggi, Bia Sarasini, Rosalba Sorrentino, Mariolina Tentoni

Adesioni

OIKOS-BIOS Centro Filosofico di Psicanalisi di Genere Antiviolenza Padova

Il magazine women in the city sottoscrive la lettera e parteciperà all’incontro di Paestum con Nella Condorelli, Adriana Apicella, Isabelle Fougere

Silvia Motta

Assolei sportello donna Onlus di Roma

Dalila Novelli

La città felice: Anna Di Salvo, Mirella Clausi, Carmina Daniele e Nunzia Scandurra

Eleonora Forlenza

Anna Anolfo

Luisa Cappelli

Maria Giordano

  •     Maria Chiara Acciarini
  

Firmo la lettera e parteciperò con molta convinzione.
Chiara Acciarini
  • .  

Il Coordinamento Donne IDV di Roma aderisce ovviamente all’iniziativa e sarà presente a Paestum con una sua rappresentanza politica.
Laura Segatori
Coordinatrice Donne IDV Roma
  • Le donne della Rete Femminista di Sel
  •  
Ilaria Perrelli  

Ci sarò, aderisco… grazie alle donne che stanno organizzando quest’incontro, avevamo biosgno tutte di ritrovarci… Ilaria Perrelli
  • Rossana Mennella
 

ci sarò… fui a Paestum nel 1976…. senza consapevolezza, senza nessun bagaglio, se non la sorpresa di ritrovarmi con 2000 donne…. ci sarò oggi con la consapevole speranza di invadere Paestum di energie, forze , entusiasmi, e soprattutto voglia infinita di condivisione
  • .   

Alessandra Bolognini da Lecce, ci sarò e parteciperanno anche altre componenti di Donne in rete Lecce.
REPLICA
  • .  
Fiorella Cagnoni# 

Ci sarò, ci sarò, ci sarò. Fio
  •  
Pat Carra 

Sarò a Paestum, immagino che ci sarà materia per molte vignette. Pat Carra
REPLICA
  • .   Silvia Neonato
  • .    
adele grassito
29 luglio 2012 a 20:29 # 

L’ASSOCIAZIONE SPAZIO DONNA-TELEFONO ROSA DI CASERTA FIRMA LA LETTERA DI ADESIONE VERSO PAESTUM E SARA’ PRESENTE ADELE GRASSITO (VICEPRESIDENTE SPAZIO DONNA)
  • .Ottavia Voza
  • .Natalina Lodato
Dottoranda in Storia di genere, Università degli Studi di Napoli L’Orientale, aderisce e partecipa!
  • .  
Anna Anolfo
16 luglio 2012 a 14:07 # 

Aderisco e spero con tutto il cuore di poterci essere
  • RAGAZZE INTERROTTE
  • ELEONORA FORENZAcon passsione femminista, aderisco. Ci sarò eleonora forenza- forum donne
  •  Clelia Pallotta
1 agosto 2012 a 14:45 # 

Sollecitata dalla lettera, di cui condivido lo spirito e i contenuti, parteciperò all’incontro di Paestum e vorrei aggiungere la mia firma a quella delle altre
Clelia Pallotta
  • .    
Marella Narmucci
11 luglio 2012 a 16:57 # 

Io non ho avuto la fortuna di vivere il Femminismo degli anni ’70 e da tempo sento che mai come ora è necessario per noi donne e per la società tutta. Grazie e speriamo di poterci essere
  •  
Nadia Gambilongo 

spero di incontrarvi presto e di collaborare in maniera positiva al vostro programma.
Buon lavoro e buna estate, Nadia
  • Francesca Gambino
  • Chiara Fiore
  • Antonella Masi
  • Silvia Neonato
  • Coordinamento donne Trieste
  • Nunzia Sca
  • Stepy Pigliacampo
  • Anna Palla
  • Maria Esposito Sacco
  • Anna Pramstrahler
  • Maria Rosa Lanzi
  • Collettivo Altereva
  • Patrizia Volpe
  • Gaia Barbara Almiento
  • Elena Preite
  • Francesca la Forgia
  • Rina Atzori
  • Donatella Prota Cerquoni
  • Maria Peluso
  • Maria Antonietta D’Emilio
  • Maria Rosa Ranzi
  • Lia Amato
  • Lucia Staccone
  • Graciela Bertone
  • Lucia D’Agnano
  • Silvia Dattoli
  • Arianna Di Cianni
  • Adele Angelone
  • Sabina Berra
  • Claudia Valentini
  • Matilde Tortora
  • Serena Sias
  • Matilde Tortora
  • Lucia Cardone
  • Maria Giovanna Piano
  • Barbara Melgiovnanni
  • ArciLecce
  • Mapi Trevisani
  • Annachiara SIgrisi
  • Luisa Rizzo
  • Silvia Janis Jop
  • Annalisa Cangiulli
  • Livia Lepetit
  • Maria Rosaria Pellizzari
  • Chiara Luce
  • Antonietta Arenare
  • Celeste Cosentino
  • Giovanna Pettenello
  • Milena Di Giacomo
  • Gianna Massari
  • AnnaMaria Acone
  • Ermelinda Curcio
  • Maria Laino
  • Marie Moise
  • Silvia Baeuer
  • Francesca Consonni
  • Michela Vita
  • Giulia Druetta
  • Valentina Diana
  • Elisabetta Doso
  • Annarita Lupoli
  • Laura Taberlet

21 Risposte to “La Lettera 2012”

  1. Donatella Proietti Cerquoni 4 ottobre 2012 a 23:04 #

    Non potrò esserci ma auguro buon viaggio a tutte le amiche che stanno partendo e buon lavoro! Mi aspetto tanto, accadrà tanto…lasciatevi guidare dalle nostre Antenate, in particolare da Carla Lonzi (autenticità) , Mary Daly (società biofila), Virginia Woolf (estraneità), Simone Weil (abolizione dei partiti), Angela Putino(arte dell’amicizia tra donne) e tutte le Altre che ci hanno ispirate e ci ispirano.
    Vi prego di tenere conto, come sostiene la Nostra giovane Giorgia Bordoni ne La guerra dei corpi che “Se le madri – biologiche o spirituali che siano – restano scollegate dalle figlie, nessuna donna si sentirà mai legata in modo esistenziale alle altre donne, nessuna donna avvertirà nell’altra uno spazio di incontro fra sensibilità; il dividi et impera veicolato da una sistematica cultura maschilista è lo strumento di potere più potente per impedire alle donne di rivendicare il loro diritto a prendere parte, insieme e con gli uomini, alla costruzione di un mondo comune.”
    Se il conflitto generazionale sarà produttivo così come noi femministe lo abbiamo sempre inteso, si produrrà in modo visibile e rinnovato quella forza femminile che ciascuna conosce e che mettiamo al servizio della libertà femminile, libertà buona anche per gli uomini , in particolare per coloro che si dichiarano infedeli al patriarcato e con i quali vogliamo costruire una società fondata su due soggettività.
    Ringrazio ancora le Ideatrici e le Organizzatrici, ringrazio le Partecipanti.

  2. Pina Mandolfo 4 ottobre 2012 a 12:46 #

    sollecitata un po’ per nostalgia e un po’ perché ancora ci voglio credere nella reale volontà delle donne di assumersi veramente, in prima persona e in gruppo, la responsabilità di cercare strategie per incidere realmente su questa deriva. Servono azioni, programmi su larga scala. Decidere, con ogni mezzo, di essere dove si può fare qualcosa per il cambiamento. Sottoscrivo
    e aderisco all’iniziaitiva pina mandolfo

  3. Iaia de Marco 4 ottobre 2012 a 12:10 #

    Ma la cura non è una forma di ‘potere’?
    La cura è in grado di organizzare il mondo cui rivolge la propria azione, esprimendo e realizzando una visione del mondo. Questa forma di potere potente si è dimostrata in grado di perpetuare la vita e/o ripristinarne le condizioni in ogni situazione, parallelamente e, spesso, malgrado e al di là delle crisi determinate dal potere dominante (guerre, esodi, catastrofi naturali, depressioni economiche). È una forma di potere mite, la cui modalità di fondo è la relazione (cioè rapporto tra soggettività) vs il rapporto di forza (conflitto tra gruppi al loro interno omogenei). Si tratta di una pratica di potere sviluppatasi all’interno di un genere che, ormai formulata in elaborazione teorica, oggi può (e deve) diventare modello generale, perché è un modello trasformativo, basato sulla produzione di valore, adeguato a sostituire quello ormai al declino centrato sul consumo. Il problema è, come affermano Marisotto e Pezzuoli « evitare, come sta accadendo, che venga vissuto come parziale, rigettato in un ambito di genere e dunque cancellato nella sua forza radicale». Io credo che sia maturo il tempo per affermare il «sapere politico espresso dalle donne» come «pensiero politico buono per uomini e donne ». Rimando alle puntuali considerazioni di Letizia Paolozzi (cfr qui, n.21 “Chi resiste alla cura delle donne?”) per non ripeterle, non mancando, però, di rimarcare l’opportunità di allargare il discorso alla condivisione maschile lì sostenuta.
    Insomma, io lotto per far diventare questo pensiero egemone. (En passant , trovo, al riguardo del riconoscimento sulla scena pubblica del lavoro di cura, decisamente criticabile e meritevole di essere duramente avversato un provvedimento quale la progressiva equiparazione dell’età pensionabile delle donne a quella degli uomini).
    Mi associo all’interrogativo di Bianca Pomeranzi «sul perché non riusciamo, nonostante le analisi e le pratiche, a “spostare” la coscienza collettiva di un paese che balbetta attorno a pochi leader, casualmente tutti uomini, senza riuscire a vedere che cura, lavoro e politica sono ormai un unico terreno di confronto e d’azione per avviare un reale cambiamento verso la democrazia», auspicando che Paestum sia l’occasione per un’analisi non pregiudiziale sulle forme di occupazione della scena pubblica da parte delle donne. Sono per me condivisibili le osservazioni proposte da Laura Cima e Nadia Gambilongo.
    Una volta ho avuto modo di esprimere a Luisa Cavaliere una considerazione al riguardo forse, ho trovato la quadra tra la teoricamente condivisa “schivata” dal potere (maschile) murariana e la nostra voglia di incidere per modificare il discorso pubblico. L’ho trovata – narrativamente – nella citazione riportata da Latouche del sub comandante Marcos: «La presa del potere? No, una cosa appena più difficile: un mondo nuovo, un mondo in cui hanno posto altri mondi […] Noi vogliamo partecipare direttamente alle decisioni che ci riguardano, controllare i nostri dirigenti, e obbligarli a comandare obbedendo. Noi non lottiamo per la presa del potere, lottiamo per la democrazia, la libertà, la giustizia».
    Orientare e controllare il potere, è questo che mi interessa, qui e ora per me, e per le generazioni future. Il mio attuale impegno nella costituzione di A.L.B.A. trova una sua ragione proprio nel fatto che questo soggetto politico nuovo assume nel suo orizzonte teorico molte delle pratiche femministe e la cura come forma politica. [dal Manifesto di fondazione A.L.B.A.: nasce da un’istanza diametralmente opposta a quella che ha guidato quasi tutti i processi organizzativi novecenteschi. Organizzarsi, secondo quel modello significava unificare gli identici, raccogliere in un unico contenitore (modellato gerarchicamente sulla struttura statale) gli “omogenei” – coloro che condividono gli stessi valori, gli stessi linguaggi, gli stessi ideali, gli stessi interessi e gli stessi luoghi. Crediamo invece che organizzare, oggi, voglia dire mettere in connessione le diversità].
    Infine, Accolgo l’invito di Giordana Masotto e Giovanna Pezzuoli a interrogare le parole che hanno segnato la storia e il pensiero del movimento delle donne, segnalando: ‘conflitto’, la cui declinazione concreta interna al movimento si è spesso ridotta a una pratica di litigiosità, affatto diversa da quella maschile e dalla quale vorrei che la discussione di Paestum fosse esente.

  4. Francesca Fornario 3 ottobre 2012 a 07:22 #

    Sarò a Torino per la due giorni di Alba ma con la testa sarò anche con voi e ne scriverò su @Pubblico

  5. Licia Roselli 2 ottobre 2012 a 11:46 #

    non vedo l’ora di partire

  6. emilia 29 settembre 2012 a 23:35 #

    aderisce il collettivo le r-esistenti di salerno emilia, chiara , federica, rosa, rossella, elisa

  7. Giorgia Bordoni 28 settembre 2012 a 13:17 #

    Avanti compagne!

  8. Maria Antonietta Bottiglia 28 settembre 2012 a 13:17 #

    Concordo sui contenuti e spero di poterne parlare assieme!

  9. Anna Di Salvo 27 settembre 2012 a 11:59 #

    Care amiche, vi propongo un’elaborazione-narrazione, frutto di esperienze politiche attraversate dalla Rete delle Città Vicine” in oltre 12 anni d’impegno per la cura e l’economia relazionale delle città che spero possa giovare alle riflessioni in merito al “Primum vivere” e ai temi che approfondiremo all’incontro di Paestum 2012 che ci vedrà presto insieme. Un saluto ricco d’emozionie desiderio sincero di scambio e d’ascolto, Anna Di Salvo

    La politica nuova fa nuova l’economia
    Anna Di Salvo “Rete delle Città Vicine”

    Il tema dell’economia rappresenta uno dei punti cardine che connotano oggi le città quali scenari dove entrano in gioco e si misurano i conflitti più significativi e inquietanti del nostro tempo. Proprio per questo, molte questioni vanno secondo me approfondite, circoscrivendo e prendendo in esame le città come misura e chiave interpretativa per leggere le complesse problematiche che riguardano il mondo intero. La vita di molte città, soprattutto delle megalopoli, va indagata attraverso una lettura che faccia capire in che cosa queste grandi città che condizionano l’economia mondiale, il clima, l’agricoltura, si diversificano l’una dall’altra e quali siano invece gli elementi unificanti che rimbalzano da una megalopoli all’altra, rivelando così l’effettivo orientamento della nostra epoca. Di questi argomenti, soprattutto della natura delle “ Città globali” ci parla la sociologa Saskia Sassen che ne ha fatto il centro dei propri studi e del proprio interesse. Interessante ad esempio i passaggi nei quali Sassen cita le esperienze di economia informali, creative, non regolamentate che stanno avendo corso in molte megalopoli a opera soprattutto di donne che hanno fatto per se stesse la scelta di svolgere lavori autonomi con tutte le contraddizioni che questi presentano. Attraverso tali lavori, oltre a mettere in forma la propria inventiva e il loro protagonismo, queste donne sollecitano in buona parte l’economia di una discreta fetta di mondo.
    Alla luce di quanto espresso, si può pensare d’intervenire con una politica nuova nel merito di un sistema economico che pretende d’imporsi secondo logiche di profitto e di mercato nella gestione e nel divenire della città? Ed è proponibile pensare che la pratica politica delle donne agita nelle città possa apportare contributi fecondi per la creazione di una nuova civiltà attraverso la tessitura di scambi, relazioni e apertura di conflitti? Per l’esperienza acquisita mediante la politica che agisco con “Città Felice” a Catania, penso che questo sia possibile perché di recente qualcosa di significativo è accaduto nella mia città, ne parlerò dopo più dettagliatamente, proprio nel merito della creazione di un’economia diversa riferita agli spazi e alle forme urbane, attenta alla vera natura e alla complessità del territorio.
    Le città del presente vengono sempre più governate secondo logiche di profitto e di mercato, stravolte da interventi e misure che oltre a sprecare inutilmente il denaro pubblico, ne frantumano la memoria, la storia e l’immagine, per essere ridotte a una visione d’insieme che le rende paragonabili a delle aziende. Proponendosi in questi termini, questa economia urbana mostra un volto ostile ed estraneo al contesto in cui pretende di ridefinire progetti, modificare spazi, investire risorse non tenendo conto dei bisogni reali e delle necessità delle donne e degli uomini che abitano le città. Se nel corso della storia le donne hanno saputo governare le case e adoperare le risorse in modo assennato, possiamo ben ripensare un’economia che prenda senso dal pubblico-domestico, cioè dalla sapienza e dalla sensatezza dimostrata nel tempo dalle donne con il loro modo d’interagire con le cose del mondo, intendendo la dimensione del pubblico come il continuum o la dilatazione dello spazio domestico dove far circolare l’esperienza femminile e mettere in essere la scienza della casa.
    Lungo i mesi durante i quali ho riflettuto per individuare forme intelligenti d’economia insieme alla M.A.G. di Verona e alle altre realtà con le quali ho organizzato il convegno “La vita alla radice dell’economia” e parlandone in maniera approfondita con le donne e gli uomini della Rete delle Città Vicine durante l’incontro di marzo avvenuto a Mestre, ho capito che quando le pratiche politiche sono agite positivamente, si crea di per sé quel di più di senso che determina il reale mutamento delle cose. Sono quindi le azioni, le pratiche, le analisi e le elaborazioni che trasformano e modificano nel profondo gli uomini, le donne, le logiche, e che danno l’avvio alla nascita di nuovi pensieri e di nuovi paradigmi. In merito a questo, ho colto in maniera sempre più chiara come la politica che pratichiamo le donne e gli uomini della Rete delle Città Vicine abbia incrociato frequentemente in questi anni lungo il proprio percorso, varie forme d’economia riferite alle città nelle questioni via via affrontate. Questo si è reso possibile grazie all’aver fatto proprio, affermandolo nel tempo, il senso dell’importanza della differenza sessuale in ogni aspetto della realtà che la Rete delle Città Vicine si è trovata ad analizzare e affrontare. Le Città Vicine si sono messe in gioco partendo dall’attenzione alla qualità delle relazioni umane e alla bellezza delle forme architettoniche cittadine, per una visione nuova di partecipazione sessuata e governo consapevole delle città. Approfondendo inoltre i conflitti nelle relazioni di differenza tra uomini e donne rispetto al modo differente di guardare e ripensare le città, l’arte la politica, il lavoro, la cura e l’accoglienza di migranti, dando vita così ad un nuovo modo di concepire e fare l’economia. Penso quindi che le iniziative e il pensiero elaborato dalla Rete delle Città Vicine non solo abbiano fatto risuonare il senso della grandezza femminile da una città all’altra ma abbiano anche dato l’avvio ad una riflessione originale sul sistema economico vigente attraverso lo scambio politico avvenuto tra le città in ascolto e relazione tra loro.
    Questi sono i criteri e il senso in merito al quale ci orientiamo anche a Catania dove io e altre donne dell’associazione La Città Felice, mettiamo in gioco la nostra competenza ponendo al centro del nostro interesse la città e l’arte di saper tessere relazioni tra noi e intorno a noi. Ciò avviene contemporaneamente al fatto che a La Città Felice amiamo mantenerci sempre in ascolto di quel che avviene a Catania, la città dove le nostre vite hanno corso e dove elaboriamo e operiamo con modi originali nel guardare e ripensare gli spazi cittadini, attente ad interpretare le relazioni e la qualità dei rapporti di convivenza che vi si svolgono. Dopo 20 anni di lavoro politico in città, ci proponiamo con il senso della nostra esperienza e ci autorizziamo ad intervenire con elaborazioni, analisi ed iniziative in merito agli sprechi, sventramenti, demolizioni e speculazioni che minano alla base il senso dell’abitare e infieriscono sui sentimenti e sulla qualità della vita delle e dei cittadini. Non è solo l’evento negativo che viene a crearsi in città a sollecitare in me e nelle altre/i, il desiderio di metterci in gioco perchè ci sentiamo costantemente in gioco giorno per giorno, attraverso le relazioni, attività e interventi che sappiamo sviluppare nel territorio. Anche se frequentemente con il nostro lavoro ci è capitato di prenderci cura di singoli fatti accaduti a Catania, abbiamo sempre cercato di leggerli e collegarli in una visione più ampia, alla luce del loro inquadramento nel contesto generale della città, affrontando i problemi da vari punti di vista, e cercando di non schierarci in posizioni ferree. Quando a La Città Felice decidiamo di prendere a cuore una questione, cerchiamo innanzitutto di trovare le mediazioni giuste per instaurare rapporti di comunicazione, relazione e scambio di pratiche con donne e uomini impegnate/i politicamente in altre realtà come associazioni, comitati spontanei, gruppi, sindacati, piccoli partiti, abitanti, ecc che amano come noi la città e guardano in maniera sensata al suo divenire. Abbiamo cura però, che anche dopo aver risolto la questione in modo più o meno soddisfacente, i contatti con queste e questi non si disperdano, ma si mantengano vivi sulla base della conoscenza avviata e dell’esperienza acquisita insieme.
    A Catania la messa in vendita di palazzi storici appartenenti a tutta la comunità cittadina, mutamenti forzati di stili di vita di intere zone trasformate in area “risorsa” (cioè zone dalle quali ricavare lucro e profitto), smantellamenti di palazzi storici e sventramenti del sottosuolo, sono all’ordine del giorno. Circa un anno fa a La Città Felice ci siamo messe in gioco con donne e uomini di altre realtà politiche per impedire che oltre 40 palazzi in stile Neoclassico e Liberty venissero abbattuti a causa del previsto raddoppio della linea ferroviaria Catania-Siracusa che al presente attraversa il sottosuolo del centro storico cittadino con un binario unico. Avevamo colto la grossa speculazione economica che stava all’origine di quel dissennato progetto, ma devo dire che la cosa che più mi scandalizzava, visto che sono un’ amante dell’arte, della bellezza e della memoria dei luoghi, era l’arroganza con cui alcuni “potenti della città” avevano deciso di abbattere tutte quelle belle opere architettoniche, riferimenti storici, artistici e affettivi per donne e uomini. In seguito alle iniziative organizzate insieme ad altre e altri in forma di convegni, assemblee cittadine, ricerche, studi, manifestazioni creative, performance e installazioni dal forte impatto visivo, molti urbanisti, studiosi, intellettuali ed “Italia Nostra” si sono interessati al problema opponendosi all’abbattimento dei palazzi e facendo sì che quel progetto venisse sospeso e che si prendesse in considerazione un altro dagli effetti meno devastanti. Anche alcuni ingegneri che avevano opportunisticamente collaborato con l’amministrazione comunale, la società privata “Italferr” e i soliti affaristi al progetto dello sventramento del sottosuolo del centro storico, si sono resi conto che avevano sostenuto un’idea assurda e si sono impegnati a proporre soluzioni alternative. L’aspetto politicamente più significativo emerso dalla vicenda, a parer mio e di qualche altra de La Città Felice, è che in quell’occasione eravamo riuscite a curare in maniera ancora più intensa delle precedenti, il piano dello scambio e dell’ascolto con le donne e gli uomini degli altri luoghi politici che si erano impegnate/i con noi nell’affrontare il problema. Era risultato evidente inoltre, come i rapporti con queste donne e questi uomini si fossero fortificati nel tempo e che anche il conflitto tra pensiero femminile e pensiero maschile aperto già in occasioni precedenti per il modo differente di guardare e pensare la città fosse andato avanti in maniera più fluida. Secondo me, quello che era anche andato bene, oltre ad aver evitato la demolizione dei palazzi, era stata la competenza mostrata da quelle e quelli che avevamo condotto insieme tutta l’operazione nell’esserci assunte/i la cura dell’intera vicenda a partire dalle dinamiche che si erano sviluppate tra noi. Parlando di “noi” mi riferisco anche alle donne e agli uomini che abitano i palazzi che avrebbero dovuto essere demoliti, abitanti che hanno trovato in sé e insieme a noi le parole giuste da dire in merito allo sconvolgimento che stava per abbattersi sulle loro vite. Inizialmente protagonisti di un dramma che stava arrecando loro sgomento e dolore, hanno potuto registrare in seguito, grazie anche ai successi ottenuti, che ci sono percorsi originali e ricchi di affettività che vanno oltre quelli rivendicativi oppure clientelari e mafiosi, per arrivare alla comprensione e alla risoluzione dei problemi. La bellezza che emerge da questa storia consiste nel fatto che non vogliamo smettere di incontrarci, e quando ci vediamo continuiamo a dirci delle nostre vite, delle cose che portiamo avanti, di cosa pensiamo di fare e come vorremmo che fosse Catania.
    Quei legami si sono mostrati in tutta la loro intensità durante la creazione di una performance che ha preso vita durante una delle tante iniziative in seno alla storica piazza Federico di Svevia, che da oltre 10 anni costituisce lo spazio concreto e simbolico nel quale La Città Felice opera politicamente insieme ai suoi abitanti. In quell’occasione ciascuna/ciascuno, ha voluto legarsi a un’altra o a un altro con una fascia di stoffa colorata. Ognuna/o ha scelto un colore diverso, componendo così nell’insieme dei corpi e delle stoffe un tessuto di donne e di uomini che motivavano ad alta voce la ragione che le/li aveva spinte/i ad intrecciare una parte della propria esistenza con quella di un’altra donna o di un altro uomo per amore delle relazioni e della città.

    ( 1) da “La vita alla radice dell’economia” ed. Mag Verona 2007 a cura di Vita Cosentino e Giannina Longobardi

  10. Elena Chinaglia 26 settembre 2012 a 14:43 #

    Elena Chinaglia

  11. simonetta alessandroni 20 settembre 2012 a 17:20 #

    Simonetta Alessandroni

  12. Antonietta Lelario 20 settembre 2012 a 15:37 #

    Ci sarò con gioia ed ininterrotta passione

  13. Manlio Converti 16 settembre 2012 a 07:23 #

    Spero sia stata invitata anche Ottavia, attuale presidente di Arcigay Salerno, soprattutto perché “ILTUFFATORE” da cui avete ironicamente tratto la locandina è la tomba di un omosessuale, la cui storia romantica potete trovare ovunque su internet….

    • paestum2012 18 settembre 2012 a 13:21 #

      L’Invito è aperto, come si legge nella lettera di Invito. Speriamo che Ottavia possa essere presente

  14. Giulia Sannolla 10 settembre 2012 a 15:28 #

    Firmo la lettera e ci sarò.

  15. katia ricci 10 settembre 2012 a 11:00 #

    Katia Ricci ci sarò con entusiasmo

  16. Clelia Pallotta 1 agosto 2012 a 14:45 #

    Sollecitata dalla lettera, di cui condivido lo spirito e i contenuti, parteciperò all’incontro di Paestum e vorrei aggiungere la mia firma a quella delle altre
    Clelia Pallotta

  17. marella narmucci 11 luglio 2012 a 16:57 #

    Io non ho avuto la fortuna di vivere il Femminismo degli anni ’70 e da tempo sento che mai come ora è necessario per noi donne e per la società tutta. Grazie e speriamo di poterci essere

  18. Nadia Gambilongo 29 giugno 2012 a 14:16 #

    spero di incontrarvi presto e di collaborare in maniera positiva al vostro programma.
    Buon lavoro e buna estate, Nadia

  19. Paola Zaretti 29 giugno 2012 a 07:30 #

    Credo che questo meraviglioso incontro arrivi al MOMENTO GIUSTO per un reciproco arricchimento teorico e pratico. Farò l’impossibile per esserci. Grazie a tutte

    Paola Zaretti

    • paestum2012 3 ottobre 2012 a 09:41 #

      Grazie:)

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