Tag Archives: precariato

Noi, donne comuniste, aderiamo

5 Ott

Aderiamo con convinzione a questa giornata dal momento che riteniamo che sia necessario che le lotte che, come donne, abbiamo portato avanti siano socializzate e organizzate tra loro. Riteniamo, come donne e come comuniste, che sia necessario continuare a lottare affinché la soluzione della crisi del sistema economico neoliberista non passi attraverso una riduzione dei diritti e degli spazi di libertà della donna. Dobbiamo invece mobilitarci per l’estensione di questi diritti in una prospettiva complessiva di trasformazione della società.

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Precarietà femminile nel patriarcato neoliberista

24 Set

di Resistenza Femminista

Il precariato non è una condizione lavorativa ma ontologica. L’impossibilità di progettare la propria vita futura, la cancellazione di un orizzonte di aspettative non ci riguarda solo come persone che lavorano, ma prima di tutto come persone che esistono. Se il precariato ha cancellato la generazione degli anni ’70 (quarantenni che sono precari da dieci-vent’anni) e continua a mettere in pericolo le successive, esiste uno specifico di genere in questa nuova condizione dell’esistenza in epoca di globalizzazione? Che cosa resta delle lotte femministe per la liberazione della donna in epoca di capitalismo avanzato? Per rispondere a questo interrogativo bisogna distinguere tra la percezione che le donne hanno dei loro diritti, l’effettivo avanzamento storico delle loro condizioni e il messaggio che in Italia e non solo viene veicolato dai media sull’attuale condizione femminile.

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Appunti per il laboratorio “Reinventare il lavoro e l’economia”

12 Set

 di Tristana Dini e Stefania Tarantino

A Paestum vorremmo riprendere ad interrogarci sulla trasformazione radicale del lavoro nel sistema neoliberista e sugli effetti perversi che questo sistema ha sulle nostre vite, naturalmente a partire dall’esperienza soggettiva di ciascuna. Il lavoro oggi, nella sua intermittenza e nell’incertezza che produce, ha un carattere divoratore che si gioca non solo sul piano individuale ma anche relazionale. Mangia tutto: il nostro tempo, le nostre relazioni, la nostra felicità, producendo isolamento e mettendo di fronte a paradossi, come ad esempio il lavorare senza percepire un reddito, oppure trascorrere il proprio tempo alla ricerca del lavoro stesso in un circolo vizioso di formazione e progettazione senza fine.

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Anche le femministe piangono?

7 Set

di Laura Capuzzo

Ho trent’anni, non ho partecipato alla grande (oramai mitologica?) stagione del femminismo italiano, perciò nei confronti di essa provo deferenza e rispetto, ma non ne temo la schiacciante autorità.

Non porto il peso di quello che è rimasto oggi di quel cammino che pareva meraviglioso e che pareva inarrestabile. Rispetto quel passato che è anche fortunatamente presente. Lo considero un’eredità da riprendere e da far rifiorire anche però a costo di sconvolgerlo, anche a costo di rivoltarne teoreticamente la sostanza. Ma lo considero anche un’arma, con cui pensare soluzioni ai problemi delle nostre vite.

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C’è differenza e differenza

22 Ago

di Imma Barbarossa

Ho letto un piccolo libro, recensito tempo fa su «il manifesto»: si tratta di un dialogo tra Luisa Cavaliere e Lia Cigarini dal titolo C’è una bella differenza. Parla di Paestum 2012. Non vi ho trovato quello che secondo me fu l’evento dirompente di Paestum 2012, il protagonismo delle giovani donne che si presero la scena esponendosi senza riserve e mostrandosi verso le “storiche” riconoscenti ma non debitrici: spostarono più in là il senso sia della differenza sia della libertà femminile. Secondo me per tutte. Almeno per me.

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